Get a site

Religione e violenza nel Medioevo

Medioevo Dossier – Gennaio 2020

Ogni religione fa ricorso  alla violenza? I quasi mille anni che cadono sotto l’etichetta di Medioevo, nell’area del Mediterraneo, offrono una tale ricchezza di casi e di situazioni in cui singoli atti e azioni sistematiche di violenza si sono connotati in senso religioso, che vi si possono leggere linee di continuità, dinamiche ricorrenti e, forse, motivi di interpretazione. Al di fuori del sistema giuridico regolato dall’impero romano e prima della strutturazione territoriale rigida di regni e grandi imperi, gli assetti sociali e le stesse tradizioni religiose appaiono fluidi, aperti, scossi da scontri dirompenti ma plastici, adattabili, mobili. La violenza simbolica vi ha spesso interagito in modo determinante, contribuendo a fissare nuovi equilibri o a marcare distinzioni.

La molteplicità degli eventi, la creatività delle soluzioni attuate e i processi istituzionali ancora in fase di elaborazione hanno creato margini di libertà in cui singoli gesti cruenti hanno impresso svolte e accelerazioni, codificato linguaggi, cristallizzato relazioni di dominio e sottomissione.

Lo spazio mediterraneo, area di scambi e incontri e, insieme, faglia di frizione fra ambiti culturali diversi, ha visto magmaticamente sovrapporsi i tre monoteismi.

I fedeli, i gruppi e le istituzioni in cui essi si riconoscevano non si sono semplicemente contrapposti e scontrati gli uni con gli altri. Si sono trasformati e compenetrati, sono stati legati da processi profondi di osmosi, hanno raggiunto difficili equilibri spesso suggellati proprio dal ricorso emblematico e spettacolare alla violenza. La crudeltà  delle esecuzioni e il loro impatto emotivo sono stati elementi forti di un gioco di relazioni che hanno trasformato le società nei loro fondamenti.

Gli assetti di convivenza, le forme della sottomissione e dell’emarginazione sono state sancite dal sangue versato nel nome di un dio, usato come forma estrema di legittimazione. Proprio l’impatto di tali marcature impresse nella carne dei suppliziati e nel corpo tutto della società hanno talvolta conferito durabilità e tenuta agli ordinamenti.

All’interno delle singole tradizioni e delle singole comunità alla violenza religiosa si è fatto ricorso secondo dinamiche trasversali e meccanismi simili. Tutte hanno mantenuto il testo biblico, nelle diverse versioni, come riferimento e come fonte di legittimazione. Tuttavia ciascuna ha sviluppato modalità proprie di uso della violenza, specifiche forme giuridiche di regolamentazione, strade particolari per il superamento dei contrasti armati.

Ognuna ha prodotto modelli di ricorso alla violenza simbolica, modelli di martirio e di santità, stereotipi negativi dell’altro che sfociano nella sua eliminazione fisica o nella sua persecuzione.

Comparazioni e differenze sono oggetto di studio e possono fare emergere dinamiche più generali.

Ecco perché analizzare il fenomeno trasversale della violenza religiosa in questo specifico contesto storico assume una valenza specifica, anche sul piano metodologico ed ermeneutico.

Conversioni forzate, massacri, spedizioni armate, pogrom, esecuzioni di eretici apostati e blasfemi si sono succedute con una straordinaria varietà di forme e di occasioni. La crudeltà ha trovato modo di esprimersi nelle forme più fantasiose; legalismo e costruzioni teologiche hanno cercato di giustificare l’ingiustificabile con creatività; narrazioni e documenti si sono dilungati su particolari truculenti e memorie edificanti.

Come ricondurre a motivi interpretativi tanta diversità?

A partire da una base antropologica, dalla consistenza brutale dell’atto violento compiuto nel nome di un sacro e dall’impatto emozionale profondo indotto dallo spettacolo della violenza.

Se il corpo è il luogo dell’inscrizione della violenza nella società e nella storia, gesti e atti sono i portatori di significato. Così, gli aspetti antropologici profondi, come la paura, i riti dell’ imposizione del potere, la sottomissione appaiono centrali e determinanti. Lo stesso vale per l’uso simbolico del sangue.

Sangue e carne sono i paradigmi antropologici della violenza: dal punto di vista storico occorre indagare come questi paradigmi sono stati fissati e sigillati in nome di un sacro.