Medioevo cristiano: estraneità e identità

Si può parlare di un Medioevo cristiano? Di un’epoca così profondamente orientata in senso religioso da assumerne la connotazione in modo prevalente? La domanda si è posta da sempre e lo sforzo di rispondere ha contribuito a definire di quell’età sia i contorni, sia le tante componenti. Eppure resta lì, come una provocazione, a fare emergere che cosa sia il Cristianesimo stesso, come si sia incarnato nella storia, manifestando il suo specifico dentro le società di quei secoli, nelle scelte dei singoli così come nelle azioni delle istituzioni.

Per questo può essere utile un blog sul tema, uno spazio aperto a ricercatori e studiosi di storia del Cristianesimo, storia delle religioni, storia medievale, Storia tout court, per contribuire, nel confronto fra posizione diverse, a mettere in luce il Cristianesimo come agente di trasformazione della società, sia esso elemento di feconda estraneità o motivo interno che si fa istituzione. Uno scambio di letture critiche, di notizie, risorse e strumenti elettronici, recensioni, fonti, spunti può illuminare di rilfessi nuovi questioni quanto mai aperte.

Se l’adesione al Vangelo si fa identità, di singoli e di gruppi, si pone il problema di capire come, nel tempo, quell’identità si sia definita per contrasto e per contrapposizione rispetto ad altre, per individuazione di differenze.

In quali modi è storicamente emersa e si è affermata una identità cristiana? Fino a che punto la si può declinare al plurale, contendovi all’interno differenze e sfumature senza che le poliedricità la facciano esplodere, infine, nullificandola?

In che cosa consiste lo specifico cristiano all’interno di una società? Ancora, in che modo e con quali tempi l’identità diventa motivo unificatore o uniformante?

Il ruolo svolto dalle istituzioni si presenta all’indagine storica codificato, depositato nella memoria scritta, assumendo così il ruolo di ambito privilegiato della storiografia medievista europea. Tuttavia anche la dimensione degli apporti dei singoli, le volontà, le decisioni, le azioni sono parte di un quadro vivo, di problematica definizione.

Ne affiora un Cristianesimo dinamico, che interagisce e si manifesta nelle elaborazioni del pensiero, nella teologia e nella filosofia, tra discussioni e dispute, che si esplica nella ricchezza della liturgia e nella società, nel suo insieme. Proprio dentro la realta, nel cuore della fattualità degli eventi emergono le sue profondità.

Su quelle profondità e sul suo fondamento, nonostante l’irriducibile distanza tra noi e i secoli tra il primo e il secondo millennio, si riconosce un legame con le domande che interpellano il nostro oggi. E’ così che, evitando la banalità delle attualizzazioni, diventa possibile attingere alla varietà delle situazioni e delle soluzioni di allora come a un patrimonio per aprire prospettive nuove ai problemi dell’hic et nunc in cui siamo immersi.

 

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