Leader nel Medioevo

Medioevo dedicherà una serie di articoli ai leader e ai modelli di leadership: comandanti, sovrani, guerrieri, asceti, badesse, predicatori, capitani di ventura che hanno incarnato diversi modelli di leadership nella loro epoca. A partire dal numero di gennaio.

Epoca di sperimentazioni e innovazioni, crogiolo di tradizioni giuridiche, teatro di scontri sanguinosi e mediazioni sofferte, il Medioevo si è incarnato in figure di leader che hanno saputo condurre il loro mondo attraverso mutamenti profondi, prospettando visioni del futuro che, ancora oggi, riescono a rendersi presenti, davanti a noi. Che cosa hanno rappresentato per i contemporanei? Per uno di loro che ha avuto successo, quanti invece hanno finito per soccombere e scomparire nell’oblio? Quali modelli culturali e quali comportamenti si sono confrontati nelle loro vite? Dalla Tarda Antichità in poi, le società europee hanno dovuto inventare, con una straordinaria drammatica creatività, soluzioni nuove nella gestione delle relazioni politiche e sociali, in contesti in cui schemi precedenti erano venuti meno. Questa ricerca , il cui esito ha determinato la sopravvivenza o la scomparsa di popoli, l’affermazione di dinastie, la fine di interi sistemi di potere, si è incentrata proprio sui “comandanti”. Guerrieri, sovrani, predicatori, mistici e mistiche che fossero, la loro stessa emersione avviene al di fuori di un cursus honorum prestabilito e mette in evidenza la molteplicità di situazioni possibili che le loro scelte individuali hanno contribuito a definire secondo gli esiti che conosciamo.

Si presentano talmente diversi gli uni dagli altri da rendere pressoché impossibile una definizione di leadership. Emerge, piuttosto, una pluralità, spesso contraddittoria, di modelli e di comportamenti, alcuni dei quali risultarono vincenti proprio perché furono dirompenti e difficili da prevedere per i contemporanei e, allo stesso modo, risultano ostici da interpretare per noi.

Risultano elementi di rottura e di innovazione che corrispondono al travaglio di un’intera società alla ricerca della propria identità e di un ordine da dare al proprio vivere quotidiano.

Il termine stesso deriva dal termine germanico lead, condurre, guidare, e rinvia all’apporto che le culture nordiche hanno dato a questa costruzione.

Il rapporto paritario di lealtà fra uomini liberi, la centralità della guerra , il valore dimostrato sul campo, la strutturazione gerarchica del potere all’interno di larghi gruppi familiari sono entrati nel patrimonio di valori sociali dell’Europa. L’instaurazione di rapporti di vassallaggio e la loro codificazione sul piano giuridico hanno permeato un’epoca. Tuttavia l’esercizio della leadership e la creazione di nuovi modelli di comando non si è esaurita all’interno di questo schema. Nella creazione di nuove istituzioni e nei processi complessi che l’hanno accompagnata si sono integrati elementi giuridici latini, romani e bizantini; la dimensione religiosa ha assunto un ruolo spesso determinante nell’orientare scelte e comportamenti.

Autorità e guide si sono posti al di sopra di chi li riconosce come tali in virtù di un carisma, di doti percepite come eccezionali, talvolta provvidenziali. Come si è esplicato il loro carisma? Sulla base di quale sensibilità e di quali aspettative? A noi  risulta difficile capire come centinaia, forse migliaia di persone abbiano potuto seguire a piedi, senza rifornimenti né armi, uno straccione come Pietro l’Eremita dalla Francia e dall’Italia per finire trucidati prima ancora di arrivare a Gerusalemme, o spiegare come il ritorno della curia papale da Avignone a Roma sia stato influenzato da Caterina da Siena, un’analfabeta che non usciva quasi mai dalle sue stanze.

Proprio per questo l’analisi delle leadership è una delle frontiere più interessanti della più recente e più evoluta storiografia che riesce a coniugare metodologie storiche con motivi di indagine della sociologia e della psicologia. Diventa, infatti, studio dell’innovazione e delle riforme vissute dall’Europa nei secoli centrali del Medioevo, focus delle dinamiche di gruppo, ricostruzione dei meccanismi dell’arte di indurre il consenso ed esercitare un’influenza di persuasione, valutazione dei processi che, a partire da un singolo, portano alla creazione di una struttura istituzionale durevole.

Si configura anche come storia delle idee e delle mentalità: un capo riesce a guidare un gruppo verso il raggiungimento di un obiettivo in base a una visione di sé e del mondo, contribuendo così a creare il patrimonio ideale e identitario di un popolo. Con altrettanta forza emergono gli aspetti psicologici: quali persone sono più capaci nell’esercizio della leadership? Quali atti e comportamenti sono caratteristici?

Sono interessate direttamente le dinamiche di gruppo. Se la leadership è relazione di potere, ci chiede come storicamente si sono costituiti i rapporti di comando e di riconoscimento di un’autorità e come i gruppi abbiano creato i loro duces, all’interno di un processo di interazione tra individui e non avrebbe ragione di esistere senza di esso. Così, anche le dinamiche di genere si incrociano e si manifestano nei processi in cui emergono le leadership e nelle stratificazioni culturali in cui queste diventano modelli di comportamento, declinandosi anche al femminile. Emerge, infine, un quadro quanto mai sfaccettato della società medievale e delle sue forze di cambiamento, che si delinea storicamente intorno a exempla di comportamento, codificati e proposti alle nuove generazioni, spesso con un successo che arriva a tessere la trama del patrimonio ideale dell’Europa, fino ai giorni nostri.

I commenti sono chiusi.