Ildegarda: leadership e libertà di coscienza

Il magistero di Ildegarda di Bingen fa parte di un più generale orientamento della sensibilità del suo tempo: l’emergere della coscienza individuale come ambito libero e inviolabile. Questa dimensione è costitutiva dell’antropologia cristiana ed è evidente nei Padri della Chiesa, in alcuni testi di Agostino in particolare. Tuttavia si rileva come acquisizione generale delle élites religiose e intellettuali proprio dopo il Mille. Nel nome dell’intimità inalienabile della coscienza la monaca di Disibodenberg può rivendicare l’originalità del dono di leggere dentro le cose che ha ricevuto direttamente da Dio, può decidere di rivelarlo solo in segreto a un sacerdote, poi può scegliersi come garante Bernardo di Chiaravalle, uno dei teologi più raffinati dell’epoca. Sulla base di un imperativo interiore, che nessuno ha il diritto di sondare fino in fondo, inizia la sua personale “crociata” pubblica per affermare ciò in cui crede o, meglio, per ciò che Dio vuole per lei, per la Chiesa e per l’umanità intera. Ancora, pretende e ottiene di spiegare pubblicamente le scritture, con una vera predicazione. Sempre in base alla  superiorità della coscienza individuale rispetto a qualsiasi vincolo gerarchico e in base al legame imperituro fra Dio e ogni singolo essere umano, arrivò ad asserire il suo diritto di fare seppellire in terra consacrata, dentro il suo monastero, il corpo di un nobile scomunicato, che si era pentito in fin di vita. Le centinaia di lettere giunte fino a noi, sono solo una parte delle tracce del suo immane sforzo di offrire agli altri la sua dimensione mistica. Chi si rivolgeva a lei non le chiedeva solo pareri e consigli, ma profezie. Federico Barbarossa scrisse che ciò che lei aveva predetto in sua presenza era “ora davanti ai nostri occhi”; Giovanni di Salisbury attesta che papa Eugenio III voleva consultarla perché ciò che lei aveva previsto sul suo pontificato si era sempre realizzato. E che cos’è un leader, se non chi prefigura il futuro e indica la strada da seguire? Infatti, quando risponde, Ildegarda gioca più ruoli: è la voce di Dio che ammonisce con severità l’umanità e la Chiesa, imponendo a pontefici e vescovi di combattere le ingiustizie e la corruzione; è un’intermediaria con il Trascendente che riconduce su una strada di autenticità e penitenza chi ha commesso massacri e rapine; è una mediatrice saggia e conciliante che ricompone controversie scoppiate nei monasteri; è una curatrice di mali spirituali e corporali. Sempre si rifà alla sorgente divina della sapienza e ai testi delle Scritture. Sempre, infine, esorta i suoi interlocutori a convertirsi e a mutare i loro comportamenti, rinviandoli alla medesima origine e fine: il compimento della Rivelazione e della Salvezza cristiana, alla fine dei tempi.  In che cosa consisteva l’autorevolezza di Ildegarda? Certamente i legami familiari e sociali, le protezioni che si era assicurata nel tempo, i ruoli ecclesiastici ricoperti dai monaci che le erano stati più vicini e da alcuni giovani parenti contribuirono a renderla una delle donne più potenti del suo tempo. La sua forza però non era questa. Le veniva riconosciuto che aveva sempre vissuto con una tale esiguità di mezzi, in una semplicità così estrema che difficilmente qualcuno avrebbe potuto toglierle qualcosa: avendo la capacità di privarsi di tutto, non temeva né minacce né limitazioni economiche imposte alla sua comunità.  Le stesse battaglie teologiche e giuridiche che avevano segnato la sua vita l’avevano rafforzata agli occhi dei più, forse anche ai suoi. Tuttavia l’incisività della sua leadership emerge tutta sul piano della conoscenza, nella capacità di leggere dentro l’essenza del creato, di comprendere la posizione dell’essere umano nella sua relazione con l’Infinito, con il mondo, con i  simili, con il corpo. A questo cercavano di attingere i suoi contemporanei, per questo la seguivano e guardavano a lei come a un modello, un punto fermo a cui aggrapparsi per non essere travolti dalle vicende di una società dilaniata da contrapposizioni e cambiamenti.  © Renata Salvarani Anticipazione tratta dall’articolo pubblicato su Medioevo, aprile 2016

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