Identità e scontro. Pellegrini e missionari verso l’Islam

La definizione dell’identità nello scontro e in relazione dialettica con un’alterità è un tema che trova nel Mediterraneo basso medievale, intorno alla Terra Santa, una casistica di studio straordinariamente ricca e variegata, in grado di fare emergere implicazioni e problematiche. Resta aperta la questione del discrimine fra aspetti propriamente religiosi e aspetti politico culturali: è possibile circoscriverne le connotazioni? Come si interconnettono i diversi elementi che concorrono alla costruzione di sé da parte di un gruppo sociale? In quali tipi di situazioni emergono con più evidenza questi elementi? Se, in generale, le fasi di scontro e di contrapposizione, così come i periodi di trasformazione profonda della società si presentano come terreni di emersione, il viaggio resta lo spazio, mutevole e condiviso, per la chiarificazione dello specifico identitario. Sul piano metodologico, i testi e le fonti scritte che ne restituiscono l’esperienza e il contesto possono essere oggetto privilegiato di un’indagine finalizzata a fare emergere le percezioni di sé e dell’altro, all’interno di un quadro evenemenziale che diventa anche rete di relazioni e sistema di sensazioni, sentimenti e decodificazioni di realtà complesse da parte dei singoli.

Prima di tutto un’analisi comparativa, in senso sincronico e in relazione con testi dei periodi precedenti, può restituire l’idea di Terra Santa che viene veicolata e, soprattutto, le sue mutazioni, frutto sia dei cambiamenti registrati nella fisicità dello spazio e nelle comunità che la abitavano, sia degli occhi di chi la guardava e delle rielaborazioni delle parole che l’hanno raccontata.

Dalla lettura intratestuale affiorano le descrizioni e le percezioni dell’altro, la cui consistenza non si può cogliere se non tenendo conto della finalità dei testi stessi e delle motivazioni per cui si cerca di conoscere gli “infedeli” e di divulgare le informazioni. Così, le vicende biografiche degli autori, le circostanze del loro operato, le modalità di circolazione dei loro report, diventano parte integrante dello studio.

Le forme del testo, collocate all’interno di tradizioni e circuiti di diffusione specifici, recepiscono, a loro volta, cambiamenti e trasformazioni, anche in relazione con i mutamenti indotti dagli eventi e con quelli evidenti sul piano delle percezioni.

La fine dei regni latini in Terra Santa e la caduta di San Giovanni d’Acri sono avvenimenti vissuti come dirompenti  all’interno della Cristianità, una vera e propria cesura, rispetto alla quale possiamo delineare un cambiamento della visione di sé e dell’altro e, di conseguenza, una mutazione nell’atteggiamento e nei comportamenti. Limitando le considerazioni al piano dell’appartenenza religiosa cristiana e alla ricezione di una “alterità” eminentemente islamica, si pone l’esigenza di esaminare con quali modalità, all’interno di quali circuiti, in quali ambienti e grazie a quali singole personalità siano maturate queste trasformazioni.

Ci si chiede come si sia passati dall’enfasi sullo scontro, sulla volontà di sottomissione e di combattimento al manifestarsi di volontà di interazione, assimilazione e conversione. In altre parole, si tratta di indagare come il rapporto fra crociata e missione sia passato anche attraverso la costruzione di un nuovo sé, culturale e religioso e confessionale insieme, in rapporto con un “altro” percepito in modo nuovo[1]. Questo processo si è sviluppato intorno alla Terra Santa cristiana – luogo fisico e spaziale, fulcro memoriale e ideale, topos narrativo – e i pellegrini vi hanno svolto un ruolo cruciale, come testimoni e, insieme, attori essi stessi del  cambiamento. I loro racconti non solo si fanno tramite di conoscenza di realtà nuove rispetto alle comunità di appartenenza, ma si intrecciano con altre elaborazioni – agiografiche, liturgiche, pastorali – generate all’interno della cristianità latina. Fra queste, l’esperienza dei Francescani rappresenta per molti aspetti un elemento di rottura e di trasformazione della compagine ecclesiastica romana, la cui portata di innovazione si definisce proprio anche in relazione con le alterità, e con quella islamica in primis[2].

Snodi centrali sono la predicazione di Francesco durante le crociate, il riferimento alle due modalità di stare in mezzo agli infedeli dando testimonianza nella regula non bullata (poi nella versione approvata) e la narrazione dell’incontro con Malek al- Kamil. Quest’ultima, lungo il suo secolare sviluppo, ha polarizzato  proiezioni di sé e riflessioni sul modo di porsi rispetto ai musulmani, fino a configurarsi come modello tanto efficace quanto duttile ed evanescente, proprio perché difficilmente ricostruibile nella sua concretezza effettuale[3].  Quel momento resta come una sorta di antecedente ineludibile, una premessa non citata con cui i resoconti di viaggio riconducibili al contesto dei frati della corda sono chiamati a fare i conti.

Sullo sfondo di questi percorsi paralleli di elaborazione resta il tema critico ermeneutico centrale: il rapporto fra identità, religione e violenza, orizzonte difficile, sul quale si collocano le considerazioni che seguono, premesse aperte per ulteriori approfondimenti[4].

© Renata Salvarani

Anticipazione del saggio La Terra Santa dei pellegrini. Note critiche per una rilettura di fonti intorno al rapporto fra identità, religione e violenza, in A. Caciotti (ed.), Lauda Sion. I Francescani in Terra Santa nel XIII secolo (in corso di stampa).

 

[1]B. Z. Kedar,  Crusade and Mission. European approaches toward the Muslims, New York 1984; Id.,
Croisade et jihad vu par l’ennemi: une étude des perceptions mutuelles des motivations
, in Id. (ed.), Franks, Muslims and oriental Christians in the Latin Levant: studies in frontier acculturation, Burlington 2006, pp. 345-355. In questa prospettiva si veda anche S. Menache, When Jesus met Mohammed in the Holy Land: attitudes toward the “other” in the Crusader Kingdom, in Medieval encounters. Jewish, Christian and Muslim culture in confluence and dialogue, Leiden 1995-, vol. 15 (2009), pp. 66-85 (http://www.bibliothek.uni-regensburg.de/ezeit/?2070766
http://booksandjournals.brillonline.com/content/journals/15700674). Sullo stesso tema, da un punto di vista differente, J. Waterson, Sacred swords: Jihad in the Holy Land  1097 – 1291, London 2010.

[2] Fra le ricognizioni recenti sul tema generale E. Andricciola, Milites Christi e fideles crucis: i francescani nel confronto con saraceni e tartari, 1245-1310, Soveria Mannelli (Catanzaro) 2010.

[3] Si veda la linea di ricerca tracciata da John Tolan: J. Tolan, St. Francis and the Sultan: the Curious History of a Christian- Muslim Encounter, Oxford 2009; Id., Le saint chez le sultan: la rencontre de François d’Assise et de l’islam: huit siècles d’interprétation, Paris 2007; Id., Saracens: Islam in the Medieval European imagination, New York 2002; Id., Medieval Christian Perceptions of Islam, New York 2000.

[4] Per un confronto sul tema, si vedano J. K. Wellman (ed.), Belief and Bloodshed. Religion and Violence across Time and Tradition, Lanham 2007; P. Cazier, J.M. Delmaire (ed.), Violence et religion, Villeneuve d’Ascq 1998.

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