Festa dell’Esaltazione della Croce. Le origini

La festa dell’Esaltazione della Croce è una delle più antiche e più radicate nella tradizione liturgica di Gerusalemme.  Tuttavia la fissazione delle date in cui si faceva memoria della della inventio della reliquia e della consacrazione del complesso del Santo Sepolcro, così come la codificazione delle liturgie, sono l’esito di un processo lungo, alimentato dalle devozioni specifiche della comunità, attestato nelle fonti scritte a partire dagli ultimi decenni del IV secolo.

Egeria testimonia che a Gerusalemme la Croce aveva un ruolo importante nello svolgimento delle liturgie del Venerdì Santo e in quelle per la dedicazione del complesso[1]. Documenta che, nell’anno in cui si fermò in città, la festa della dedicazione delle chiese durò otto giorni. Cominciò il 13 settembre nell’Anastasis. Il giorno dopo i fedeli si riunirono nel Martyrium e la Santa Croce – venerabile e vivificatrice – fu mostrata a tutti gli astanti. In questo rito non si individua una vera festa della Croce, ma piuttosto il ricordo della dedicazione dei due edifici innalzati nell’area intorno al Golgota (encaenia).

La parola “esaltazione” è stata usata per la prima volta nel VI secolo dal monaco Alessandro di Cipro (527-565), che riporta: “[…] i Padri, su comando dell’imperatore, stabilirono che il giorno dell’esaltazione della venerabile Croce e della dedicazione dovesse essere celebrato annualmente il 14 settembre, in onore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”[2].

La ragione per l’Esaltazione liturgica della Croce durante la celebrazione della Dedicazione è la scoperta della Croce, ritenuta la croce storica su cui Gesù è morto. Così è riportato dall’arcidiacono nordafricano Teodosio, che scrisse in occasione del suo pellegrinaggio intorno al 530: “La santa Croce è stata ritrovata il 15 settembre da Elena, madre di Costantino. Perciò per un periodo di sette giorni a Gerusalemme presso la Tomba del Signore si tengono celebrazioni e viene esposta la Croce stessa”[3].

Su queste premesse si fonderanno gli sviluppi successivi delle liturgie agiopolite che troveranno proprio nella celebrazione della reliquia uno dei motivi connotativi più forti e uno degli elementi di legami con gli imperatori di Costantinopoli.

Il Lezionario Armeno riporta che il 13 e il 14 settembre, con due liturgie espressamente collegate, si faceva memoria della dedicazione dei “santi Luoghi di Gerusalemme” e del ritrovamento della reliquia della Croce. Il primo giorno il rito si svolgeva all’Anastasis, il secondo nel Martyrium[4]. Il Legno era mostrato a tutta l’assemblea. Il manoscritto Paris 44 riporta la data del 23 settembre, indicando lo svolgimento delle celebrazioni su due giorni. Le divergenze fra le attestazioni, indicano variazioni e innovazioni, tanto più rilevanti quando si tratta di celebrazioni direttamente riferite allo specifico gerosolimitano delle liturgie.

Secondo quanto riportato nel Lezionario Georgiano, la festa dell’Esaltazione della Croce,  il 14 settembre si inseriva al centro di un’ottava in cui si susseguivano lectiones e riti di venerazione. Il testo non specifica se si articolassero intorno alla reliquia, ma dà indicazioni che fanno, piuttosto, pensare a simulacri utilizzati appositamente per la cerimonia. Il 12 settembre la sinassi si teneva in “Iustiniani regis aedificio, in Maria Sancta”[5]. Il giorno successivo, nell’Anastasis, si celebrava la festa della Dedicazione, con la lettura del capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, riferito alla divinità di Cristo[6]. Il 14, giorno dell’Esaltazione della Croce, alla terza ora del giorno era innalzato il suono che invitava all’officio. Il clero entrava nel diaconicon, il sacerdote, vestito per il sacrificio della Messa, adornava tre (oppure una) croci e le poneva sull’altare. Davanti all’altare pronunciano una kverexi, un’orazione e il Padre nostro. Seguono inni e gli hypakoi della croce; il diacono intona il Miserere, mentre il sacerdote eleva la Croce. Dopo cinquanta Kyrie eleison, gira la Croce e inizia un’altra serie di preghiere intonate (oratio, prokeimenon, stichus, hypakoi). Seguono il prokeimenon “Crucem tuam, Christe, adoramus”, lo stichus “Fac nobiscum signum bonum”, “Miserere”. Successivamente si teneva la lavanda della Croce con aromi e il bacio della Croce da parte dei fedeli. Le croci venivano poi riposte sopra l’altare e, dopo la comunione, l’acqua usata nel rito veniva distribuita al popolo. Seguiva il canone della Messa.

Nel VII secolo, dopo il saccheggio della città da parte dei persiani e anche dopo la conquista islamica, rimase nell’uso liturgico di Gerusalemme la festa dell’Esaltazione della Croce il 14 settembre, anche nel significato di commemorazione della dedicazione della basilica del Martyrium. Proprio in questo periodo, forse anche grazie all’enfasi sul significato universale a scapito di aspetti agiopoliti specifici, questa festa fu introdotta a

Roma, da dove si diffuse in tutto l’Occidente intorno alla metà del secolo successivo, come elemento del rito romano[7].

A quell’epoca nella città di Pietro esisteva già un’altra festa del Ritrovamento della Croce, fissata al 3 maggio, a ricordo della inventio da parte di Elena[8]. Si tratta di una festa più antica di quella dell’Esaltazione poiché le prime menzioni di quest’ultima nei lezionari romani fanno riferimento alle letture per questa prima festa del Ritrovamento della Croce[9].

Nel corso del VII secolo, a Costantinopoli sono attestati riti basati sulla presenza della reliquia del Legno (o di altre reliquie collegate, direttamente o indirettamente con Gerusalemme). Secondo la testimonianza del Chronicon pascale, spugna e canna utilizzate per avvicinare l’aceto alla bocca di Gesù sulla croce sarebbero sfuggite al furto da parte dei persiani e sarebbero state portate a Costantinopoli subito dopo il saccheggio: erano oggetto di venerazione nella festa del 14 settembre “in sanctissima magna ecclesia”[10].

Occorre rilevare, infine, che il Calendario palestino georgiano riportato nel manoscritto Sinaiticus 34 per il 14 settembre fa riferimento a una elevatio Crucum, probabilmente non più a un’ostensione della reliquia, ma, piuttosto all’uso di simboli, probabilmente perché ormai la reliquia non era più presente a Gerusalemme[11].

Alcune fonti latine altomedievali attestano la continuità della festa a Gerusalemme. In particolare, Adamnano, abate di Hy, morto nel 704, è autore dei “De locis sanctis libri tres”, un testo descrittivo in cui afferma di avere raccolto e puntualmente annotato il resoconto del vescovo gallicano Arculfo, che era stato in Terrasanta per nove mesi, toccando anche Costantinopoli e città del Libano e della Siria[12].

Il testo è stato redatto certamente dopo il 679, l’anno in cui è stato eletto alla guida dell’abbazia, e riflette la situazione di Gerusalemme nei primi anni Ottanta del secolo. Insieme con la descrizione dei Luoghi memoriali e degli edifici che li contenevano, fornisce alcune indicazioni utili per delineare la vita liturgica di Gerusalemme. Fa riferimento alla festa che si teneva in città il 12 settembre, un grande mercato per il quale arrivavano carovane e una gran quantità di animali. Durava alcuni giorni ed è con ogni probabilità da collegare con il triduo che precedeva l’Esaltazione della Croce, che aveva perso solennità dopo la conquista araba, ma era rimasta radicata nello specifico delle tradizioni urbane[13]. I crociati diedero nuova enfasi alla festa, in occasione della quale si teneva una lunga processione che passava attraverso la Porta Aurea, che rimaneva murata tutto l’anno tranne due occasioni: il 14 settembre, appunto, e la domenica delle Palme[14].

© Renata Salvarani

[1] Itinerarium Egeriae, XXXVI, 5; XXXVII, 9, in Itineraria et alia geographica, CSEL 175, Turnhout 1965, pp. 80, 82.

[2]Alexander Monachus, De venerandae ac vivificae crucis inventione, PG 87/3, Parisiis 1865, coll. 4071-4074.

[3]Theodosius, De situ Terrae Sanctae, 31: “Inventio sanctae crucis, quando inventa est ab Helena matre Costantini XVII Kal. Octobris et per septem dies in Hierusalem ibi ad Sepulchrum Domini missas celebrantur et ipsa crux ostenditur”, in Itineraria et alia geographica, p. 124.

[4]A. Renoux, Le codex arménien Jérusalem 121, Turnhout 1961-1971. II, pp. 360-363.

[5]M. Tarchnischvili (ed.), Le Grand Lectionaire de l’Église de Jérusalem, CSCO 188, 189, 204, 205, Louvain 1959-1960, II, p. 36.

[6]Gv 10, 22-37.

[7] M. Andrieu, Les Ordines romani du haut Moyen Age, Louvain 1931-1961, 2, pp. 504-505; A. Chavass e, Le Sacramentaire Gelasien, Paris 1957, pp. 350-364; A. Frolow, La relique de la Vraie Croix, p. 164; J. Pascher, Das liturgische Jahr, München 1963, pp. 445-446; H. auf der Maur, Feiern im Rhythmus der Zeit. Herrenfeste in Woche und Jahr, Regensburg 1983, p. 187; C. Vogel, Medieval Liturgy: an introduction to the sources, Washington, D.C. 1986, p. 116, n. 170.

[8]Sul racconto del ritrovamento della Croce e per la ricostruzione della genesi della versione latina della narrazione: S. Borgehammar, How the Holy Cross was found: from event to medieval legend with an appendix of texts, Stockholm 1991, pp. 201.278. Si veda anche A. Chavasse, Le sacramentaire gélasien, pp. 361-364.

[9]Sulle liturgie in Occidente in epoca carolingia R. McKitterick, Unity and diversity in the Carolingian church, in R. Swanson (ed.), Unity and Diversity in the Church, «Studies in Church History» 32 (1996), pp. 59-82.

[10]“Et XIV Gorpiaei mensis, secundum Romanos Septembris mensis indictionis III, in tertia Exaltatione vivificae cruci alligata veneranda spongia, et ipsa coexaltatur in sanctissima Magna ecclesia, missa a Niceta patricio”, Chronicon pascale, c. 987.

[11]G. Garitte, Le calendrier palestino-georgien du Sinaiticus 34 (Xe siècle), pp. 90, 333.

[12]Adamnanus, De locis sanctis libri tres, in Itineraria et alia geographica, CSEL 175, Turnhout 1965, pp. 177-234.

[13]  Ivi, pp. 185-186.

[14] Theodoricus, De locis sanctis, in S. De Sandoli, Itinera Hierosolimitana Crucesignatorum (saec. XII-XIII), II, Tempore regum Francorum (1100-1187), Jerusalem 1978, pp. 309-392, in particolare pp. 310-319.

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