Armeni: genocidio di cristiani. Studi

Gli studi e le raccolte di documenti su armeni e genocidio pubblicati quest’anno mettono in evidenza precise connotazioni degli eventi e delineano il piano di eliminazione in cui si inserivano. Ecco una scelta dei più rilevanti.

La tenace e secolare continuità dell’identità armena durante il Medioevo nel suo rapporto con il Cristianesimo è messa in evidenza in due volumi di Gaidz Mnassian, Arméniens. Le temps de la délivrance e Trois Mille Ans d’historiographie arménienne. Marquer le temps et l’espace (CNRS Editions). Affrontano il tema del rapporto fra identità e spazio fisico, fra anima e territorio quando questo legame è strappato, negato, interrotto ma si rafforza proprio nella lacerazione vissuta da un popolo privato di una continuità insediativa e di istituzioni stabili, costretto a elaborare e tramandare una memoria di sé schiacciata dalla sofferenza e dall’impotenza.
La strage dei cristiani: Mardin, gli armeni e la fine di un mondo (Laterza) di Andrea Riccardi parte dalla ricostruzione di un episodio, quasi un fatto di microstoria all’interno del genocidio, per evidenziare come l’identità cristiana sia stata il principale motivo di sterminio. Nel villaggio di Mardin viveva un gruppo di cattolici che aveva aderito alla Chiesa armena perché non ne aveva trovata un’altra nell’area, ma si era mantenuto lontano da movimenti secessionisti e nazionalisti. La cronaca riporta di uccisioni, atti eroici di chi riuscì al salvare almeno qualche famiglia, morti efferate di donne e bambini. Ripresenta anche il martirio del vescovo della comunità, Ignace Maloyan, ucciso dopo percosse e torture perché si rifiutò di diventare musulmano e proclamato beato da Giovanni Paolo II nel 2001.
Ronald Gregory Suny in They Can Live in the Desert but Nowhere Else: A History of the Armenian Genocide (Princeton University Press) traccia un’accurata ricostruzione degli eventi in cui si è articolato il geonocidio, mettendo in evidenza i legami dei fatti con lo spazio geografico, le dinamiche dell’insediamento e le caratteristiche di isolamento che hanno favorito lo sterminio. Dimostra che prima i militari armeni furono disarmati, concentrati in spazi liberi e trucidati in massa; poi furono eliminati gli intellettuali e i preti; infine decine e decine di migliaia di donne e bambini furono costretti a convertirsi all’Islam e assegnati come schiavi a famiglie musulmane in Turchia, Irak, Arabia. Il saggio indaga il clima emotivo in cui si svolsero i massacri, indotto dalla guerra stessa, dall’isolamento del mondo ottomano e dalla necessità di individuare un “nemico Interno” su cui sfogare paure e frustrazioni: gli armeni furono identificati come la quinta colonna della Russia, potenzialmente tutti pericolosi.

Great Catastrophe: Armenians and Turks in the Shadow of Genocide di Thomas de Waal (OUP) cerca di evidenziare anche il punto di vista dei massacratori e il complesso delle motivazioni (etniche, politiche ed ideologiche) che li hanno animati.
Hanno un taglio più giornalistico La marcia senza ritorno. Il genocidio armeno di Franca Giansoldati (Salerno) e  Il genocidio armeno: 100 anni di silenzio. Lo straordinario racconto degli ultimi sopravvissuti curato da Aramu, MicalessinMazzone (Arkadia).
Nous avons vu l’enfer. Trois dominicains, témoins directs du génocide des Arméniens di Marie-Dominique Berré, Jacques Rhétoré, Hyacinthe Simon (Cerf) riporta e analizza il racconto sconvolgente di tre religiosi presi in ostaggio dai turchi e costretti ad assistere allo sterminio.
Non mediate né rielaborate sono le fonti pubblicate in Mémorial du génocide des Arméniens di Raymond H. Kévorkian e Yves Ternon (Seuil), documenti anche minuti (telegrammi, relazioni, dispacci, corrispondenze) che riportano alla quotidianità drammatica e al contempo ordinaria di quei giorni.
Détruire les Arméniens di Mikaël Nichanian (PUF) e Comprendre le génocide des Arméniens, 1915 à nos jours di Hamit Bozarslan, Vincent Duclert, Raymond H. Kévorkian (Tallandier) sono due lucide e aggiornatissime sintesi sugli studi condotti finora sul contesto politico in cui sono maturati gli eventi, sul ruolo dei Giovani Turchi e sulla loro deliberata determinazione nel portare a termine il genocidio.
In modo più ampio, il punto sulla storiografia è in: Le génocide des Arméniens: cents ans de recherche 1915-2015, edito per Armand Colin.
La France face au génocide des Arméniens di Vincent Duclert (Fayard Histoire) è un libro denuncia sulle connessioni tra intellettuali e politici transalpini con i carnefici dell’Anatolia.
Il contraltare è Bisogna salvare gli armeni. Discorsi alla camera dei deputati francese in difesa degli armeni di Jean Jaures (Guerini e Associati).
Il legame fra genocidi armeno ed ebraico sono sottolineati in modo documentatissimo da Pro Armenia. Voci ebraiche sul genocidio armeno, curato da Fulvio Berti e Francesco Cortese per La Giuntina, in cui si accerta la analoga volontà nel voler cancellare sistematicamente i due popoli, da parte di tedeschi e turchi. Al tema è dedicato l’intero numero di marzo della Revue d’Histoire de la Shoah (202), una miscellanea di testi e documenti.
Legami di tipo ideologico e modalità di esecuzione fra i due crimini sono scandagliati con metodo comparativo in  Du génocide des Arméniens à la Shoah. Typologie des massacres du XXe siècle, curato da Dédéyan e Iancu (Editions Privat).
Sul piano della narrativa emergono: Il rumore delle perle di legno di Antonia Arslan (Rizzoli); L’Etrangère di Valérie Toranian (Flammarion) dedicato alla figura di una nonna; L’Immortelle de Trébizonde di Paule Henry Bordeaux (Thaddée), un fueilleton pubblicato su Le Figaro nel 1930 rieditato senza perdere fascino; Reginald Teague-Jones. Au service secret de l’Empire britannique di Taline Ter Minassian (Grasset), biografia di una specie di Lawrence del Caucaso, sorprendente e appassionata.
Infine, non ha bisogno di commenti L’Arménie d’antan. Voyage à travers l’Arménie d’avant 1915 (HC Editions), appena ripubblicato, uno splendido libro di fotografie e cartoline dell’epoca, testimonianza struggente di nostalgia di un mondo sparito, inghiottito dalla barbarie e dal silenzio.

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